APPROFONDIMENTO RIPARTIZIONE PIU' EQUA DELLE RISORSE

I Governi, gli esponenti delle Associazioni economiche, gli organi di stampa che fanno a loro il controcanto, lasciano intendere che l'attuale crisi economica sia un incidente di percorso.
Prima del verificarsi di questa crisi si conversava sulla globalizzazione dell'economia e sui pericoli ad essa connessi.
Gli esperti del settore sono ben consapevoli dell'evoluzione del sistema economico in atto.
Tuttavia parlarne chiaramente potrebbe mettere in agitazione l'opinione pubblica, ostacolando la gestione dell'attuale fase di transizione.
Dal 1995 si sono presentate sulla scena del mondo tre nuove potenze, in rapida espansione economica:
il Brasile (più recentemente) con una superficie territoriale di 9.014.876 kmq ed una popolazione di 193.340.731 abitanti;
la Cina con 9.596.960 Kmq e 1.330.503.015 abitanti;
l'India con 3.287.263 Kmq e 1.156.897.766 abitanti.
I tre giganti hanno quindi complessivamente 2.680.741.512 abitanti, quasi il 40% della popolazione mondiale.
Da tenere conto che all'inizio della globalizzazione l'80% delle risorse economiche e finanziarie erano controllate dal mondo occidentale (Stati Uniti ed Europa) e dal Giappone, le cui complessive popolazioni non superano il miliardo di abitanti.
Chi ha la responsabilità del governo del mondo dovrà affrontare problemi titanici.
All'inizio di questo processo di cambiamento del quadro economico mondiale gli esperti statunitensi avevano previsto che la Cina avrebbe potuto raggiungere il livello economico degli Stati Uniti in 50 anni e quello tecnologico in 100.
Non è stato così.
La Cina in 15 anni è diventata la seconda potenza economica mondiale.
Nei caveau delle banche cinesi giacciono enormi quantità di titoli del debito pubblico americano.
Sta ammodernando la sua flotta di superficie e costruendo a ritmo accelerato sottomarini nucleari dotati di missili intercontinentali, per essere presente militarmente nelle acque dei Paesi che con essa hanno trattati commerciali.
La Cina sta sostituendo gli Stati Uniti quale partner privilegiato in quasi tutti i Paesi dell'Africa.
La Cina e l'India a livello informatico non hanno nulla da invidiare all'Occidente.
Le necessità della Cina di energia, fanno schizzare alle stelle il prezzo del petrolio.
Infine il Brasile è diventato quest'anno l'ottava potenza mondiale e soffia sul collo dell'Italia.
Per effetto degli eventi di cui sopra, gli spazi economici dell'Occidente si stanno riducendo globalmente, in modo accelerato.
A seguire, la ridistribuzione delle risorse mondiali comporterà un riequilibrio dei livelli di vita delle popolazioni dei Paesi succitati con quelli Occidentali.
Il processo, già iniziato, ha avuto la sua conferma eclatante con la crisi economica in atto.
Nell '800 un problema di questo genere sarebbe stato risolto con una guerra. Oggi è impossibile.
Metteremmo a rischio la barca sulla quale tutto il genere umano naviga.
Per contro, il problema rimane e deve essere affrontato, perchè seguiranno altre crisi, intervallate da sciami di crisi regionali fino al raggiungimento definitivo del riequilibrio di cui si tratta.
Cosa bisogna fare per gestire razionalmente questo processo?

 
 

 

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